SETTEMILAQUATTROCENTO EURO LORDI: IL SINDACO MONASTICO E L’EQUILIBRIO FISCALE ZEN

SETTEMILAQUATTROCENTO EURO LORDI: IL SINDACO MONASTICO E L’EQUILIBRIO FISCALE ZEN

La battaglia iniziata, condotta e vinta da questo Blog “Aversapuntoacapo.it” (con la richiesta di accesso civico al Comune, la quale ha “costretto” molti consiglieri comunali al deposito delle dichiarazioni di reddito, poi, per legge, pubblicate sul sito municipale )  sta causando un vero e proprio terremoto politico. Siamo stati subissati da telefonate e whatsapp che, tra domande varie, richieste di conferma, incredulità, umorismo, commenti e sorrisetti maliziosi, ci ha gratificati non poco e incoraggiati a proseguire nel nostro impegno comunicativo. Che peraltro stiamo onorando per acquisire anche il rendiconto (ove depositato) delle spese elettorali sostenute dai nostri amministratori e per ricevere informazioni circa  l’ esistenza di loro posizioni debitorie nei confronti del Comune, eventualità che potrebbe portare alla decadenza dalla carica. Quanto al rendiconto delle spese elettorali (che deve essere depositato presso il Consiglio regionale di garanzia elettorale), va con una certa meraviglia sottolineato che, contrariamente alla maggioranza dei Comuni (come quello di Napoli) che  provvede ad acquisirlo e ad immetterlo nel sito, quello di Aversa  non segue questa lodevole prassi, mortificando così quelle esigenze di trasparenza che fanno bene a una democrazia partecipata.    

Nel Paese dove l’evasione fiscale è considerata più un’arte che un sotterfugio o un reato, dove il confine tra il contribuente e il contribuente furbo si misura in detrazioni creative e fatture allegoriche, è arrivato lui: Franco Mata-cene, il sindaco asceta, l’amministratore che, pur reggendo le sorti della città, dichiara al fisco un reddito annuo di appena 7.400 euro, lordi (il netto risultante di euro 5.772 è dovuto alla detrazione per la scelta forfettaria). Pari,quindi, ad un part-time estivo tra amici al fast food, ma con meno ketchup e più ordinanze.

La cifra, messa nero su bianco nella dichiarazione dei redditi di Mata-cene, ha fatto il giro dei social, dei bar, dei circoli e delle chat indignate dei contribuenti onesti (o almeno convinti di esserlo). Perché in un’Italia che galleggia tra bonus e balzelli, tra rate e cartelle esattoriali, l’interrogativo è lecito: con quale credibilità un sindaco può pretendere il rispetto degli obblighi fiscali quando lui stesso sembra vivere — fiscalmente parlando — come un eremita tibetano? Insomma, una questione (non solo) di coerenza. Certo, nulla vieta a un sindaco di guadagnare poco. Ci mancherebbe! Anzi, in teoria è quasi poetico, estatico: un servitore dello Stato e dei suoi concittadini che vive di sola vocazione. Il problema è che con 7.400 euro annui lordi e 5.700 netti … non si campa, se non a pane, acqua e qualche fetta di mortadella a giorni alterni. È lecito chiedersi: ma di cosa vive il sindaco, considerato anche che è portatore di una consistente e tornita pancia “commendatoriale” ? C’è chi grida allo scandalo, chi alla furbizia e chi – più  romantico – ipotizza che sia tutto frutto di un rigoroso voto di povertà fiscale. In fondo, anche San Francesco aveva rinunciato ai beni terreni. Ma San Francesco non firmava bilanci comunali né parlava di Imu, di Tari o di altri obblighi fiscali.

Quando un sindaco con un reddito inferiore al reddito di cittadinanza ammonisce i cittadini per una mancata ricevuta o un omesso pagamento o, peggio ancora, parla di “dovere civico di pagamento delle tasse”, la sua credibilità evapora più rapidamente di un tagliandino per la sosta. È un po’ come se un dietologo obeso parlasse di moderazione, o se un vigile urbano in doppia fila, senza assicurazione e senza cintura di sicurezza facesse le multe. Tecnica da manuale del predicatore, del medico o del sacerdote: “fate quel che  dico, ma non quel che faccio”.

Ed è qui che il cortocircuito si fa politico e culturale. Perché non si tratta solo di verificare se quei 7.400 euro lordi siano legali – per carità, lo saranno anche -, ma se siano moralmente compatibili con il ruolo di primo cittadino. Un ruolo che dovrebbe incarnare l’esempio da emulare, non l’escamotage.

In uno slancio di un ottimismo misericordioso, potremmo anche credere che il sindaco viva davvero con meno di 500 euro nette al mese. Che faccia la spesa al discount, si sposti in bici – come realmente avviene – e vada in vacanza guardando i reel su Instagram. Ma la domanda resta: è questo l’esempio di trasparenza e responsabilità che vogliamo alla guida di una città? O forse, più prosaicamente, è solo l’ennesima manifestazione della schizofrenia fiscale all’italiana, dove chi amministra pretende legalità, ma non   sempre si cura di dimostrarla e di mostrarla?

E allora, caro sindaco, una proposta: visto che ci tieni tanto alla correttezza fiscale dei cittadini e considerato che su questa vicenda  (però, guardandoti bene dal dare spiegazioni  circa l’inammissibile ritardo nella  presentazione della dichiarazione)  hai offerto delle giustificazioni alla stampa, perché non comunichi sin da adesso alla cittadinanza,, a dimostrazione della tua correttezza, anche il reddito del 2024, spurgato, naturalmente, delle indennità da sindaco che hai riscosso? Così, giusto per evitare che ogni giustificazione suoni come il solito slogan o come una barzelletta con retrogusto di furbizia. E infine, da tecnico della materia, perché alla voce L M 34 della tua dichiarazione dei redditi non risultano riportati gli obbligatori contributi? Così, giusto per curiosità, ma anche con la dichiarata speranza di imparare.