AVERSA, BENVENUTI A VENEZIALAND.  O A FOGNACITY? LA CITTÀ GALLEGGIANTE CHE NESSUNO AVEVA CHIESTO

Piove. E, all’arrivo del primo temporale, Aversa, per i benpensanti e i nostri pseudoamministratori, si trasforma in una piccola Venezia. Anche se  senza gondole, senza fascino, senza romanticismo e senza ponte dei sospiri, data la improponibilità del Ponte Mezzotta ad evocarlo. Per i realisti, invece, diventa Fognacity: solo caditoie e  tombini otturati, strade allagate, topi che nuotano felici tra escrementi vari e automobilisti che si muovono tra le onde come reduci di un naufragio emotivo. E mentre i cittadini spalano fango e bestemmie, sindaco e amministratori pubblicano foto e video  su facebook che li ritraggono mentre assistono sorridenti e beati  a qualche intervento di piccola manutenzione. 

Ah, certo! È colpa del clima, di Giove Pluvio, degli alieni. Tutti, tranne di chi ignora sistematicamente il concetto basilare di pulizia delle caditoie, quelle grate sotto i marciapiedi (le famose “sarracine”) destinate a raccogliere l’acqua piovana, ma che ormai contengono più foglie, plastica, fossili e roditori di ogni genere, tipo e dimensione che manco un documentario di National Geographic.

 Un plauso, dunque, alla lungimiranza dell’amministrazione, che da molto più di un anno porta avanti  con coerenza zen la nobile arte del non fare assolutamente nulla. O a fare male,malissimo quel pochissimo che ha fatto Ma guai a dire che non c’è il famoso e rafforzato “proggetto” e la illuminante visione! Anzi: Aversa, in attesa di candidarsi a città della cultura, punta forte sul turismo esperienziale, coinvolgente, immersivo in tutti i sensi. Avete mai provato a fare slalom tra le pozzanghere profonde quanto un pozzo artesiano? O a spingere un motorino spento nell’acqua fino al ginocchio, mentre un autobus vi regala un’onda da surf in faccia? Altro che parchi acquatici: qui è adrenalina vera e “aggratis, e proprio per merito di Mata-cene & company. Pare che costoro abbiano avuto anche l’idea, nel contesto del loro declamato e ancora misterioso “proggetto”, di trasformare i parcheggi in lagune, i semafori in fari galleggianti, i marciapiedi in rapide di montagna e le rotonde in crateri acquatici. A quando le gondole della Tekra per raccogliere l’umido casa per casa, passando via canale? Speriamo che in questo “proggetto” vedremo anche gruppi di pescatori urbani che gettano l’amo tra i sanpietrini e i basoli alla ricerca del leggendario “pesce cartaceo”: il corposo e allucinato programma della campagna elettorale firmato da Mata-cene & company.

Dunque, carissimi aversani, la prossima volta che piove prepariamo il costume, un canotto e magari anche una canna da pesca. Non per ironia: è l’unico modo per sopravvivere alla deriva della decenza urbana, visto che viviamo in un posto dove le uniche cose che scorrono liberamente sono l’incapacità ,il disinteresse e l’ignavia  di questa amministrazione.

In fondo in fondo, che fretta c’è a pulire le caditoie? L’acqua è democratica, entra nelle case di tutti. Ed è anche sostenibile. Riduce le emissioni, i consumi, trasforma il salotto in un acquario e  consente a qualche aspirante emulo di Gene Kelly di esercitarsi per riproporre l’arcifamosa “Singin’in the rain”.

Quindi,  riconosciamo a  questa amministrazione brancaleonesca di  avere donato ai benpensanti questa Venezia low-cost e ai realisti non una città-fognatura qualunque ma una cloaca artistica, degna di una biennale del degrado urbano, dove, insieme alle sozzure che galleggiano nel torrente di acqua e fango, si distingue, bene in vista, anche un bidone colmo di insipienza, incapacità, inadeguatezza e irresponsabilità.

Aversa sta attraversando una delle  sue notti più nere. Armiamoci di forza,  coraggio e speranza :  adda passa’’a nuttata !