In un tempo in cui la politica sembra cedere sempre più spesso al dilettantismo e alla comunicazione vuota, diventa doveroso per chi ha a cuore il futuro della Campania rivendicare la centralità della competenza, della visione e della cultura come strumenti di governo e riscatto civile.
In questo senso, il confronto tra Gennaro Sangiuliano e Roberto Fico non è semplicemente una dialettica tra due personalità, ma una scelta tra due modelli di leadership.
Da una parte, Gennaro Sangiuliano: uomo di studi, intellettuale rigoroso, giornalista, già direttore del TG2 e già Ministro della Cultura, autore di numerose pubblicazioni di spessore, tra cui biografie storiche di riferimento. Il suo percorso è segnato da una coerenza culturale e istituzionale, dall’impegno per il patrimonio italiano, dalla consapevolezza che lo sviluppo passa per la valorizzazione delle radici, dell’identità e della conoscenza.
Dall’altra parte, Roberto Fico, emblema di quella stagione politica in cui l’improvvisazione è stata spacciata per innovazione e l’incompetenza per autenticità. La sua esperienza da Presidente della Camera non è stata accompagnata da un apporto in termini di idee o visione. Più volte prigioniero di contraddizioni interne al suo movimento, Fico ha rappresentato una politica del “no”, più che del “fare”.
Sangiuliano incarna la cultura – in senso ampio: istituzionale, civile, democratica – posta al centro dell’azione pubblica, come progetto, come leva per lo sviluppo e la coesione sociale.
Fico ha solo dato voce a un approccio istintivo, molto spesso velleitario e, per formazione e preparazione, lontano da una vera progettualità istituzionale.
La Campania non ha bisogno di slogan, né di simboli vuoti. Ha bisogno di governanti che sappiano coniugare la conoscenza con l’azione, che abbiano capacità di trasformare il nostro patrimonio storico, artistico, archeologico, paesaggistico — unico al mondo — in una leva concreta per occupazione, dignità e crescita.
Scegliere tra Sangiuliano e Fico, dunque, non è soltanto una questione di preferenza personale o politica: è scegliere tra la cultura e l’improvvisazione, tra la capacità e l’inadeguatezza, tra un progetto per il futuro e il ritorno a un passato di promesse mancate. E significa – soprattutto per le modalità con le quali viene “imposta”la candidatura di Fico- porre fine ad una concezione “monarchica” delle istituzioni .
Oggi più che mai, la Campania merita serietà, merita visione, una guida all’altezza della sua storia millenaria e della sua potenzialità ancora inespressa. E, soprattutto, ha una imprescindibile necessità di una rottura con il recente e triste passato e questo rovinoso presente che si vorrebbe perpetuare con modalità, strategie e personaggi inaccettabili.
Gennaro Coronella, già parlamentare