La notte dei lunghi coltelli

La notte dei lunghi coltelli. Due voti, una maggioranza, zero dignità. Delibera nulla?! Al consiglio comunale terminato nella notte di ieri -assenti ben quattro consiglieri di maggioranza-, dopo varie interruzioni e convulse e riservate riunioni per tentare di sopravvivere, la maggioranza non è crollata. Peccato. Per gli Aversani sarebbe stata una liberazione. Invece, come da copione, il teatrino comunale ha prodotto l’ennesimo colpo di scena: due consiglieri — prima incerti, poi folgorati sulla via dell’opportunismo — hanno deciso di sostenere l’esecutivo. Convinti? O convincentemente convinti? La seconda ipotesi è più interessante, e anche più verosimile. Ma si sa, certe folgorazioni non lasciano segni… se non nei verbali e al momento in cui si realizzano certe seducenti promesse e premiate pazienti ma lucrose aspettative.
E così, sul baratro della crisi, la banda dell’equilibrismo politico ha incassato l’ennesima proroga di sopravvivenza, evitando per un soffio di restare schiacciata sotto il peso delle proprie contraddizioni, della propria inconsistenza e dei propri mercanteggiamenti politici. Il sindaco, visibilmente sudato sotto la fascia tricolore, ha celebrato la strana e ancora una volta equivoca “ricomposizione”, suggellata con l’abituale intervento da parroco di un centro rurale: “dialogo”, “unità”, “responsabilità”, “volemose bene”, le solite e ormai patetiche parole vuote nelle quali neanche lui più finge di credere. L’importante è una sola cosa: non tornarsene a casa. Per lui sarebbe un dramma personale insopportabile. Anche se Matacene suole esibirsi dicendosi sempre pronto a dimettersi, ma naturalmente nessuno gli crede, così come del resto nemmeno lui stesso crede a questa sua finta “minaccia”.
Cosa gli resterebbe a un Matacene nudo e senza fascia ? Niente più cene ufficiali o ufficiose, niente tagli di nastro, niente applausi imbalsamati di associazioni in cerca di contributi. Niente foto in posa, niente discorsi stampati a corpo 16 e letti con voce tremula alle commemorazioni, niente selfie vicino alle fontane da ripulire o ai tombini da bonificare. Il vuoto, insomma. E il vuoto, per certi (pseudo) politici, è peggio del ridicolo.
Nel frattempo, la città resta spettatrice passiva. Oppure ostaggio. Chiamatela come volete. Non ha avuto nemmeno il piacere di assistere a una crisi vera, a un gesto di coraggio, a un rigurgito di dignità, a una caduta con un minimo di stile, alla rivelazione di quei famosi ricatti di cui il sindaco ancora una volta si è detto vittima, ma ai quali poi si piega pur di sopravvivere .
La seduta consiliare ha dunque rappresentato solo una tregua nauseante, comprata con due voti e pagata con altri mesi di immobilismo contrabbandato da amministrazione.
Povera città, davvero. Governata da chi non sa dove andare, ma sa benissimo dove restare a qualunque prezzo e con tutti i modi possibili e impossibili : fermamente incollato alla poltrona, con la fascia ben stirata ,il sorriso da funzione pubblica; e il tutto con una corposa indennità sulla cui legittimità non ancora è stata data una risposta ufficiale. Sulla questione , dunque, non ci resta che attendere cosa diranno e quali eventuali misure saranno adottate dalle Autorità che sono state ufficialmente informate.
Nella notte dei lunghi coltelli non è mancata la ciliegina sulla torta. La delibera di approvazione del Dup, conseguita con i voti raccattati in maniera indicibile , a parere della segretaria generale del Comune ,sarebbe invalida per una inesistente maggioranza qualificata .Chissà se nei 60 giorni utili sarà impugnata davanti al TAR per chiederne l’annullamento . Ma qualche esperto si è anche chiesto: e se invece quella delibera fosse inesistente e quindi nulla? Ai giuristi l’ardua sentenza. Agli aversani, però, resta l’ ennesimo vergognoso spettacolo con il quale si è esibita l’amministrazione Matacene, calpestando e umiliando ancora una volta la Politica e approfittando del cartello che non
pochi amministratori hanno appeso al collo con la scritta “ Locasi”.