Giorni fa avevo criticato la scelta del sindaco Franco Matacene a favore del consigliere Raffaele Oliva quale “regolatore” della movida aversana, per un evidente, grave e inammissibile conflitto di interessi. Oliva, infatti, è un imprenditore del settore, essendo titolare e/o contitolare di vari locali che “vivono” proprio grazie alla movida.
La critica ha reso furioso il consigliere Oliva, che ha risposto esordendo con un “ascolti bene il mio programma”, come se stesse dettando ordini a un sottoposto, anziché rispondere a un’obiezione legittima. Poi, con una circonlocuzione da capogiro, ha liquidato le critiche dicendo che un uomo “della prima Repubblica (il sottoscritto) difficilmente può concepire che l’esperto di un settore possa interessarsi alla risoluzione dei problemi del settore di cui è esperto” (sic!).
No, egregio consigliere, pur senza infierire né abbandonarmi a una fin troppo facile ironia, le faccio notare che non è questione di Repubbliche: è questione di etica e decenza istituzionale.
Lei non è un esperto: è un interessato. E la differenza, se non la comprende, non è un problema anagrafico. È culturale. Nelle Repubbliche serie, e nei Comuni seri, chi ha interessi diretti si astiene, non si autoproclama esperto. La sua non è competenza: è conflitto d’interessi, con l’arroganza di chi pensa di essere anche furbo. In questa vicenda, l’unica cosa evidente non è la competenza, ma la fame di potere travestita da esperienza. Altro che risorsa del territorio: sembra più una minaccia all’etica pubblica.
Provo a spiegarle. È semplicemente scandaloso che un consigliere comunale, proprietario e/o comproprietario di locali, sia stato incaricato di regolamentare la movida cittadina. Ma ancora più grave è la pretesa di negare qualsiasi conflitto di interessi, con argomentazioni imbarazzanti che rivelano non solo un’assoluta mancanza di senso istituzionale, ma anche una preoccupante ignoranza del concetto stesso di etica pubblica, a parte i risvolti e le conseguenze giuridiche di cui si dirà oltre.
Sostenere, come fa lei, che “era scritto nel programma”, quello suo, non giustifica nulla. Non rende legittimo ciò che è profondamente sbagliato. Il conflitto di interessi non si cancella con un’autodichiarazione politica, né con un’autoinvestitura da “esperto del settore”. Anzi: proprio perché si è parte attiva e beneficiaria del settore regolato, ci si deve astenere da qualsiasi ruolo decisionale su quel tema. È una regola elementare della democrazia, che chi amministra dovrebbe conoscere prima ancora di candidarsi.
Spacciarsi per “risorsa del territorio” è la beffa che segue il danno. Non si è risorse, si è parte in causa. Un imprenditore della notte non può scrivere le regole della notte. Altrimenti siamo al far west istituzionale, dove ognuno legifera su misura per i propri interessi. Chi amministra ha il dovere di garantire terzietà e credibilità. Qui invece siamo di fronte a un cortocircuito tra interessi privati e funzione pubblica, normalizzato e, addirittura, anche imprudentemente rivendicato. Il suo è un precedente pericoloso che mina alle fondamenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Non è solo un caso di inopportunità politica: è una violazione etica grave, che rende inadeguato chi la compie (lei), chi la permette (il sindaco Matacene) e chi non è intervenuto per evitarla. Se davvero si avesse a cuore il bene della città, si farebbe un passo indietro. Subito.
A volere essere ancora più chiari, egregio avvocato Oliva, e ribadire fino alla noia un concetto cardine, è inaccettabile e profondamente lesivo della fiducia pubblica che un consigliere comunale, proprietario di locali notturni, venga incaricato di regolamentare la movida cittadina. Il solo fatto che egli ricopra contemporaneamente il ruolo di legislatore e di imprenditore nel settore direttamente coinvolto dalle normative dimostra un conflitto di interessi palese, grave, non solo percepito ma concreto.
L’equivalenza con il medico che si occupa di sanità o con il commercialista che si occupa di finanza, alla quale lei improvvidamente si è richiamato, è fuorviante e intellettualmente disonesta. Un medico, quando gestisce la sanità pubblica, non trae vantaggi economici diretti dalle proprie decisioni normative; lo stesso vale per un commercialista che agisce in ambito pubblico senza interessi diretti in istituti di credito o società finanziarie regolamentate. Diverso è il caso di chi possiede e gestisce locali e, al contempo, partecipa alla definizione delle regole che ne determinano orari, limiti, sanzioni e controlli. Qui il rischio non è teorico: è strutturale, ed è l’etica pubblica a esigere una separazione netta tra interessi privati e incarichi pubblici.
Negare questo conflitto non solo è un grave errore di valutazione, ma rappresenta un insulto all’intelligenza, al senso civico dei cittadini, oltre che alla legge. La buona amministrazione richiede terzietà, imparzialità e trasparenza. Chi siede in consiglio comunale deve essere il primo a rinunciare a ruoli dove il proprio interesse economico personale può influenzare – o anche solo apparire influenzare – le scelte pubbliche.
Il messaggio che passa – e addirittura che lei pretende di far passare, invece, è devastante: chi ha più interessi economici può anche regolamentare il proprio settore. Questo non è governo, è autotutela istituzionalizzata.
Ed infine, egregio consigliere, a lei, che è un avvocato, certamente non sfugge che le nostre leggi, a partire dal Tuel, che lei sicuramente conosce bene, impongono l’astensione in caso di conflitto, anche potenziale, sia nelle decisioni concrete che in quelle normative, se esiste una correlazione immediata e diretta con l’interesse privato.
Chi amministra ha il dovere di garantire terzietà e credibilità. Qui invece siamo di fronte a un cortocircuito tra interessi privati e funzione pubblica, normalizzato e, addirittura, incredibile a dirsi, rivendicato.
In conclusione, consigliere Oliva, mi permetta di darle un modesto e sommesso consiglio da uomo della prima repubblica: freni il suo ardore, rifletta, mediti, magari insieme al suo sindaco che è corresponsabile quanto lei, ritorni sui suoi passi e rinunci a diventare il regolatore della movida. Le persone intelligenti, quando si rendono conto di avere sbagliato, hanno anche il coraggio di rivedere i propri convincimenti. E, se lo fanno, vengono anche apprezzate di più.