Centro storico: movida da regolamentare con più severità. E  Matacene chiama… uno dei protagonisti della festa

Dopo mesi di proteste, il sindaco Matacene si sveglia e affida prima la regolamentazione della movida e poi il divieto di aprire altri locali a chi di notte non dorme… per controllare i suoi locali. Coincidenze, interessi o semplice pragmatismo municipale? Certo, può essere vista anche come una scelta brillante: chi meglio del lupo per gestire la sicurezza nel pollaio?

Dopo oltre un anno di interrogazioni, proteste, lettere al sindaco, raccolte firme e notti insonni, Franco Matacene ha deciso di affrontare il tema della movida selvaggia nel centro storico. Un segnale forte? Dipende dai punti di vista. Per la verità, il compito di elaborare una regolamentazione era stato già mesi fa affidato — tenetevi forte e non spalancate la bocca per mostrare la vostra meraviglia— proprio a un consigliere comunale, Raffaele Oliva, che – per quello che si dice e che non è stato mai smentito dall’interessato- possiede (o è legato a) diversi locali notturni anche nel centro storico. Non vi sforzate, la metafora è facile, fin troppo: è come affidare la dieta al pasticciere. Per controllare meglio il territorio, Oliva prevede che non si potranno aprire nuovi locali. Ma allora un legittimo  sospetto si affaccia. Così non si ridurrà la concorrenza e si incrementeranno anche le entrate dei locali di questo singolare riformatore? Si, molto probabilmente! Bene, bravo, bis.

Riannodiamo il filo della vicenda. Il problema è noto: rumori e musica a palla fino a notte fonda, schiamazzi, rifiuti per strada, fuochi d’artificio fino alle prime luci dell’alba, impossibilità di dormire per chi abita nel centro storico. Da tempo i cittadini chiedevano al sindaco interventi seri per limitare nuove aperture, contingentare gli orari, far rispettare le norme già esistenti. L’opposizione più volte aveva proposto interrogazioni (molto articolata e ricca di suggerimenti quella della consigliera Imma Lama) che hanno però sempre avuto solo risposte formali e burocratiche e mai sortito effetto alcuno, visto che non è stato mai attivato un sistema efficace di controlli. La risposta, come accennato, è arrivata qualche mese fa, ma con un retrogusto alcolico: a mettere mano nello scrivere (o riscrivere) le regole è stato proprio il consigliere Raffaele Oliva, uno dei principali gestori di locali. Ora lo stesso consigliere, felice e festante, preannuncia a tutta pagina su un giornale locale, con relativa foto che lo ritrae pensieroso, che limiterà l’apertura di nuovi locali e che introdurrà regole più severe. Ma allora viene da chiedersi: si tratta di un’evidente forzatura, di un conflitto d’interessi palese o semplicemente di una scelta “pragmatica”, come qualcuno ha tentato e ritenterà di giustificare? Dalle stanze del potere già filtra la consueta giustificazione: “chi meglio di chi conosce il settore può proporre regole efficaci?”. È un argomento affascinante, ma pericoloso. Seguendo la stessa logica, si potrebbe affidare la lotta all’evasione fiscale a un commercialista noto per le sue scappatoie, oppure la presidenza dell’Avis al conte Dracula.

In realtà si chiama conflitto d’interessi, ed è una delle ragioni per cui i cittadini diffidano sempre più della politica locale, spesso confusa con il proprio tornaconto. I comitati dei residenti, che, sfiniti, da mesi chiedono inutilmente interventi strutturali per riportare equilibrio tra vita notturna e vivibilità urbana, sono furibondi. Non solo per la scelta in sé, ma per ciò che rappresenta: l’ennesimo cortocircuito tra interessi privati e funzioni pubbliche.

La città si ritrova dunque a dover fare affidamento su un regolamento scritto, forse, con più attenzione ai flussi di cassa che a quelli di cittadini esausti. Se il risultato sarà più silenzio o semplicemente più happy hour, lo dirà il tempo. O forse lo diranno, con voce stanca, ancora una volta i residenti, alle due di notte.

Nel frattempo, brindiamo pure. A questa città, dove la realtà mataceneiana supera la satira. E dove i regolatori, ogni tanto, indossano il grembiule e servono da bere.