Il sindaco e l’arte dell’ipocrisia. Predica contro il clientelismo e il manuale Cencelli ma, da silente regista della spartizione, vi ricorre con metodo scientifico

Ci sono due tipi di menzogna in politica: quella plateale che nessuno crede e quella più infida che si traveste da virtù. È quest’ultima che il sindaco Franco Mata-cene ha scelto di indossare come una sua ennesima maschera mentre ha tentato goffamente di fingersi paladino della lotta al clientelismo e al manuale Cencelli.

“Non tacerò”, aveva detto. E infatti ha parlato. Ma per dire il meno possibile, nel momento più comodo.

Il Consiglio comunale, terminato da poco e come previsto ha approvato il bilancio consuntivo, ha offerto la esatta misura dello spessore del sindaco, della sua maggioranza e della giunta che, mistero dei misteri, “dovrebbe” essere ancora in carica.

Ricordate quando, appena pochi giorni fa, il sindaco, con lo sguardo fiero e il tono grave, aveva promesso alla città che “non avrebbe taciuto e che non avrebbe ceduto ai ricatti”? Sembrava l’inizio di una riscossa, quasi il primo capitolo di un romanzo epico. E invece era solo il trailer di una fiction molto scadente. Perché, in Consiglio comunale Mata-cene è stato muto come un pesce e loquace come un parroco moralista quando è troppo tardi. Il sindaco si è proposto, navigando, come al solito e a suo agio, nel mare del doppio gioco, come eroe della legalità e come silente regista della spartizione. Ha in effetti taciuto e parlato solo per proclamare battaglia al clientelismo e al manuale Cencelli. Anche se, questo manuale, nel frattempo lo tiene ancora aperto sulla scrivania, con le pagine sottolineate e le quote distribuite ma da assegnare, salvo il benestare dei “gestori”. Tant’è che ha preparato un decreto che, udite, udite, conferma tutti i componenti della giunta da lui nominati all’inizio. Questo, malgrado proprio lui, Mata-cene,“personalmentedipersona”, avesse, un mese fa,  dichiarato la necessita di sostituire questa giunta; malgrado il Consiglio comunale, appena un mese fa, avesse sfiduciato due dei suoi componenti e malgrado la lista “Aversa azzurra”, parte della maggioranza, ne avesse preteso  a gran voce il totale “licenziamento” e la nomina di una giunta “di alto profilo”.

Ha anche promesso, il Mata-cene, “boss delle cerimonie”, nel corso del suo intervento in consiglio, che non si sarebbe piegato al clientelismo; ma intanto, mentre lo diceva, le deleghe ballano ancora da una sedia all’altra come in una tombola organizzata dai capicorrente.

Con la pretesa e l’aria di chi vuole insegnare etica pubblica (proprio) ai suoi consiglieri, Mata-cene ha fatto il discorsetto morale sul pericolo del clientelismo e della spartizione, dimenticando di essere stato calato sulla poltrona proprio da quella “certa” politica e di essere stato poi incaricato, quale semplice mandatario,  della distribuzione “cencelliana” del potere.

Ma la scena più inquietante del Consiglio comunale appena conclusosi resta il suo silenzio strategico. Il sindaco che aveva detto di non volere tacere ha dunque taciuto benissimo. Davanti alle evidenze, alle domande, ai malumori della città, alle incalzanti richieste dei consiglieri De Michele, Baldascino e Carratù, ha preferito svicolare e rifugiarsi in un monologo sterile contro un sistema di cui lui è il beneficiario e che lui ha perfettamente alimentato fino a farne la sua unica fonte di sostegno pseudopolitico. Un vero capolavoro al ribasso e un concentrato di trasformismo: predicare come Savonarola e governare come Cencelli.

Intanto la maggioranza, silenziosa e soddisfatta, annoiandosi, lo ha ascoltato parlare di moralità come si ascolta un prete a Natale e sapendo che il panettone è sulla tavola, che le fette sono state già assegnate e che debbono solo essere tagliate. Il messaggio che, applaudendo e votando, la maggioranza si e dato è chiaro: tutti buoni e calmi fino alle prossime elezioni regionali; approviamogli il bilancio consuntivo; assicuriamoci la permanenza ancora per un bel po’; garantiamo quella dei componenti dell’attuale giunta, che non potranno non mostrare la loro riconoscenza e …chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato ora stia zitto, obbedisca ed esegua.

E così, alla fine, navigando nella sua solita equivocità, Mata-cene può anche continuare a ripetere e a fare finta di non avere ceduto ai ricatti. Forse è vero. Più semplicemente, vuole essere lui a gestirli.