Il tribunale di Aversa è alle prese con il rifacimento del parcheggio interno che ospita circa 300 veicoli di magistrati, impiegati e polizia giudiziaria. Per dare corso ai lavori, che prevedono anche una molteplicità di piccoli sondaggi del suolo, è necessario liberarlo completamente. Per trovare una soluzione, qualche giorno fa Franco Mata-cene è stato convocato in tribunale. Nessun problema, ha affermato il sindaco sorridente. Ci penso io. Me ne occupo io. Provvedo io. Potrete parcheggiare i veicoli nel vicino mercato ortofrutticolo. E così, con ringraziamenti vari e con “bene, bravo, bis”, al sindaco è stato dato il grato commiato.
Senonché, non appena la cosa si è risaputa, il povero Mata-cene è stato simbolicamente preso per il bavero e, con commenti irriferibili e che non erano di apprezzamento, è stato da tutti mandato a quel paese. Proprio a quel paese in cui lo hanno subito mandato gli stessi suoi della maggioranza e a quello in cui lo manderanno i mercatari, ai quali tale decisione del sindaco ridens è apparsa come il preavviso di destinare in maniera permanente il mercato ortofrutticolo a parcheggio anche del tribunale.
Di corsa, allora, è stato mandato come inviato tecnico speciale il vice- sindaco e assessore al contenzioso Alfonso Oliva, conosciuto come “Il dilettante allo sbaraglio”. Il quale, come entrèe, ha subito smentito il suo sindaco, affermando che la soluzione da lui concordata non contava un fico secco perché era impraticabile. Ma come, gli è stato risposto, il sindaco garantisce una soluzione e il suo vice lo smentisce in maniera così frontale e plateale, senza nemmeno offrire un rimedio alternativo? Ma allora ad Aversa chi cavolo decide, chi comanda?
Il “marciapiedi” è venuto a conoscenza della poco onorevole vicenda quasi in tempo reale e, sghignazzando e ridendo di gusto, ha commentato: Chi comanda ? Ma per avere il parcheggio hanno proprio sbagliato a convocare sindaco e vicesindaco. Avrebbero dovuto convocare qualcun altro, che certamente non abita ad Aversa. Il commento è stato accompagnato da ammiccamenti seguiti dal canonico e pleonastico “tu capisci a me”.