Aversa, una città nel caos

La città è nel caos politico-istituzionale più completo. È difficile spiegare, impossibile capire. Un teatrino in cui tutti recitano ma nessuno amministra. Due mozioni, due sfiducie, una sola verità: la maggioranza che si sfiducia da sola con l’aiuto dell’opposizione che diventa alleata temporanea di chi dovrebbe contrastare. Ambedue, però, che applaudono la cacciata dell’assessore Olga Diana, detta “la sfiduciata” per avere battuto con i suoi 19 voti ogni record negativo della storia politica aversana. Un risultato che ha raggiunto con il contributo determinante proprio dei suoi compagni di maggioranza, ma che ad oggi non le ha impedito di continuare imperterrita a restare nel suo ruolo. Si è fatta diffondere la notizia che le sarebbe stata ritirata ogni delega, ma l’ufficialità smentisce un tale felice evento per la città. La “sfiduciata”, infatti, imperturbabile e irremovibile, continua con il suo sito e sui social a magnificare i presunti suoi interventi di bonifica delle cosiddette aree verdi.

 Da parte sua, il gruppo consiliare Aversa azzurra ( che abbandonò l’aula consiliare per protestare contro la sfiducia a Olga Diana,  che di recente si è imbarcata  in quello schieramento)  riconosce il fallimento di questa amministrazione e della sua giunta (e quindi, oltre  a quello di Diana, anche quello del sindaco Mata-cene, pur non  esplicitandolo  perché allo stato  non conviene a nessuno  un  “tutti a casa”: non scherziamo , ci sono  da “gestire” le elezioni provinciali e regionali, una vera pacchia!) e chiede la nomina di una giunta tecnica di “alto profilo”, quella  declamata  in campagna elettorale ma, naturalmente, mai cercata e reclutata da Mata-cene. Il quale, va ricordato, proprio lui poco più di un mese fa aveva solennemente dichiarato che i risultati della giunta da lui scelta erano stati disastrosi e che con urgenza bisognava intervenire per cambiarla. Mata-cene, addirittura, non aveva escluso, al tempo stesso, le sue stesse dimissioni nel caso che non si fossero tenute in alcun conto le sue critiche. Il sindaco, naturalmente, nel frattempo, pur continuando la situazione disastrosa da lui descritta, non ha agito di conseguenza e ha continuato a barcamenarsi nella palude politica e amministrativa che lui stesso ha creato e che sta ora   alimentando. Mata-cene, infatti, ormai da più di un mese naviga alla deriva nelle stagnanti acque di questa grave crisi che si sta perpetuando e si affida al suo ben noto ma ignavo immobilismo da sfiancamento. In tal modo, però, sta rivelando, anche agli occhi dei suoi sostenitori (come, peraltro, era nelle previsioni) tutta la sua incapacità politica e gestionale a guidare una coalizione e a governare la città.

Altro che governo della città: qui siamo davanti a un circo itinerante dove gli acrobati cadono, i domatori scappano e i clown tentano di riscrivere il copione pur di restare in scena, affaticandosi di continuo a non fare calare il telone del sipario. Ma il pubblico ha capito da tempo che questo indegno spettacolo fa piangere fino alla disperazione, soprattutto nel vedere Mata-cene che sorride, balbetta, accontenta, smentisce e si smentisce mentre i suoi si contrastano, si accapigliano e si azzuffano. Intanto, però, la città è allo sbando e i cittadini continuano ad aspettare risposte vere: sul degrado urbano, sui servizi mancanti, sul funzionamento delle scuole, sulle strade, sulla viabilità, sulla movida selvaggia e su tutte quelle emergenze che continuano ad angosciarli.

La verità è che quello che con sgomento abbiamo sinora visto e quello a cui stiamo assistendo non è politica, ma spregiudicata gestione del potere. Non è amministrazione, ma è solo istinto di sopravvivenza. Non è coerenza, ma solo personale convenienza.  Non c’è autonomia e indipendenza   nelle scelte politiche. Non c’è visione per il futuro. Non c’è una strategia amministrativa.  Purtroppo siamo solo in presenza di incapacità, approssimazione, conflitti  interni, interessi di bottega, oltre che di  pesanti  e umilianti oneri di vassallaggio. E a pagarne il prezzo, come sempre, siamo noi.