Mata-cene consegna anche ufficialmemte Aversa nelle mani di Zannini

Da quanto si apprende, l’altra sera il sindaco Mata-cene, accompagnato da esponenti del gruppo consiliare dei moderati, si è incontrato a cena presso il ristorante “Dodici” di Aversa con il consigliere regionale Giovanni Zannini, presidente della commissione ambiente, indagato per vari e gravi reati, tra i quali la corruzione, dalla Procura della Repubblica di S. Maria C.V.

E’ cosa arcirisaputa che è stato Zannini colui che ha composto e organizzato la eterogenea coalizione che ha vinto le elezioni ad Aversa; e non è un mistero che, su insistente e implorante richiesta di Mata-cene, lo stesso Zannini ha acconsentito a candidarlo quale sindaco. Sinora Mata-cene con il suo abituale sorrisetto glissava e ometteva ogni risposta o commento su questa sua posizione e sulla permanente condizione di vassallaggio dal politico mondragonese. Ora, però, di fronte ad una realtà fattuale innegabile, non ha avuto scampo ed è stato costretto a perdere ogni remora: si è incontrato con il suo capo anche in un locale pubblico. E non certo per gustare in sua compagnia uno scarpariello, mozzarella e asprino. Ma per prendere ordini sul caos creatosi all’interno della maggioranza consiliare dopo la fuga di Olga Diana dal gruppo zanniniano – e il suo ricovero tra le accoglienti e protettive braccia della deputata Annarita Petrarca di F.I.-,le proteste e le rivendicazioni sulla sua delega all’ambiente e dopo il “trasferimento” di due consiglieri, Adele Ferrara e Ivan Giglio, nel gruppo di Forza Azzurra .

Quanto alla cena del “Dodici”, va anche detto che non si può certo escludere che l’incontro conviviale in un ristorante sia stato preteso proprio da Zannini per comunicare con la sua presenza fisica chi comanda ad Aversa e anche, marcando il territorio, per riproporsi pubblicamente davanti ai suoi, dopo l’eclissi obbligata cui era stato costretto per l’apertura delle indagini su di lui da parte della procura di S. Maria C.V e, a quel che si mormora, anche di altri uffici giudiziari.

Questi i fatti che, nella loro eloquenza, portano a una conclusione di una certa gravità: una città non può politicamente vivere in ostaggio.

È inaccettabile che le sue sorti siano condizionate da figure politiche del tutto estranee al territorio e, per di più, indagate per gravi reati che attengono proprio alla conduzione della res publica. Ma ancora più grave è l’atteggiamento di chi, pur avendo ricevuto un mandato popolare per governare, si presta passivamente a inaccettabili e pervasivi giochi di potere. Diciamolo ancora più chiaramente: quando un sindaco è addirittura “costretto” a mostrarsi anche in pubblico come dipendente e succube di chi lo ha strumentalmente scelto, candidato e sostenuto, e quando lascia che le decisioni cruciali vengano di fatto guidate da un “estraneo – per di più indagato per gravi reati – viene meno il principio stesso della democrazia rappresentativa. Quel sindaco, inoltre, ridotto a “fantoccio”, perde addirittura la rappresentanza della città,

La città di Aversa non può essere svilita a feudo personale, né può essere ritenuta un terreno di scambio tra potere e una discutibile “protezione” politica. Aversa ha il sacrosanto e irrinunciabile diritto ad essere amministrata da chi ha come unico interesse il bene pubblico. E il sindaco, per definizione, deve essere la figura più libera, più autonoma, più credibile e trasparente. Se invece “nasce” – o diventa –come il supino terminale locale di interessi esterni e per di più opachi, tradisce il proprio ruolo e la fiducia dei cittadini e la stessa città che dovrebbe rappresentare.

Quanto al consigliere regionale Zannini, sia ben chiaro: la presunzione di innocenza è un principio fondamentale dello stato di diritto e vale per chiunque, incluso un politico inquisito per gravi reati: fino alla condanna definitiva quella persona è formalmente innocente.

Tuttavia, nell’ambito politico entrano in gioco e si impongono altre considerazioni, legate all’etica pubblica, alla morale, alla deontologia, alla fiducia dei cittadini e alla credibilità e al buon funzionamento delle Istituzioni. Il ruolo politico comporta non solo il rispetto della legge ma anche il sacro dovere di rispettare e onorare la fiducia dei cittadini, garantire la trasparenzae preservare la integrità e la credibilità delle Istituzioni. Ecco perché è necessario separare la responsabilità penale (il cui accertamento compete solo ai giudici) da quella politica, etica e morale (che compete alla coscienza pubblica).Anche in assenza di una condanna, un’inchiesta per reati gravi, tra i quali il falso e la corruzione, mina la credibilità del politico e dell’intera forza politica che rappresenta; e l’assenza di una condanna non equivale alla presenza di una credibilità di quel politico e, addirittura, della sua rappresentatività. E, soprattutto, non giustifica la posizione di un primo cittadino che – pur di non essere rimandato a casa, come meriterebbe -,invece di prendere le distanze da chi è coinvolto in inchieste per reati gravi, ne accetta la tutela, ne subisce l’influenza e ne esegue gli ordini, trasformandosi così in un sminuente e patetico “secondo cittadino”.

Allora, oggi, più che mai, ad Aversa serve coraggio istituzionale. Serve chiarezza e, soprattutto, serve dignità! Il sindaco non può invocare e farsi scudo con il principio di legalità formale e rifiutare di prendere atto della grave e preoccupante situazione politica, morale e di immagine che sta vivendo la nostra comunità da quasi un anno, e ormai ridotta a colonia mondragonese presidiata da discutibili personaggi locali.

Quando un amministratore resta in servile silenzio davanti a chi, estraneo alla città, per interessi non certo pubblici, manovra da dietro le quinte o addirittura pretende di farlo alla luce del sole, quell’amministratore medesimo non è in alcun modo credibile, non è più legittimato a rappresentare la città e non può essere giustificato per nessuna ragione, perché ne è diventato censurabile complice.