L’articolo pubblicato dal social “CasertaCe” (integralmente riprodotto il link) commenta alcune manovre che sarebbero avvenute o che sarebbero in corso da parte di Mata-cene& company e “regala” delle rivelazioni che, se rispondenti al vero, non possono che destare un forte allarme e una più che viva preoccupazione. Va anche aggiunto che in quel “pezzo”, come in precedenti occasioni, vengono espresse (s)valutazioni e giudizi “imbarazzanti” sul sindaco Mata-cene. A proposito del quale, però, va ricordato che da tempo il nostro sito sta motivando critiche ed esprimendo giustificati giudizi negativi sul suo (non)operato e sulla sua improponibile e litigiosa giunta. Più volte, in particolare, è stata evidenziata, commentando corposi e obiettivi elementi , dati di fatto e presenze politiche “invadenti” e condizionanti, la “mancanza di doti” di Mata-cene (definiamole così, per un gesto di “cortesia” istituzionale e visto che è in corso un conclave-municipale) a ricoprire un ruolo che è stato voluto, organizzato e cucitogli addosso con l’intesa, più o meno tacita, che avrebbe dovuto solo proporsi, esporsi e rappresentarsi come semplice “manichino”; e quindi limitarsi a presenziare, esibirsi, semmai anche a cantare, ma con l’obbligo di tollerare, obbedire ed eseguire ordini “superiori”, impartiti – per essere ancora più chiari – da chi o da coloro che si preoccupano solo del loro “particulare”, e che pertanto si “straimpipano” di Aversa e degli aversani, della loro storia, delle loro necessità, dei loro bisogni, del loro proverbiale orgoglio e della loro ben nota dignità.
L’uomo confezionato sindaco, apparecchiato e servito con fascia incorporata e con contorno di giunta e di maggioranza politicamente multicolorata, ha però ben capito, gli è piaciuto, ha accettato con l’abituale e vuoto sorriso e si è servilmente adeguato. Il suo unico vero talento? Sopravvivere. Non alla fatica del governo, ma al carico di indagini e sospetti che lambiscono proprio chi è sbarcato in città non per servirla ma per svuotarla. Le stanze del potere, luogo – in un tempo forse lontano – di visione, di studio e di progetto, oggi sono anfratti dove si discute di incarichi, concessioni, cariche e vantaggi, e dove si media e si patteggia con lo scambio di pezzettini di gestione o di potere. Il cittadino? Uno spettatore utile solo in campagna elettorale o come sfondo in una foto. Ogni decisione viene rinviata, ogni problema negato, annacquato, soffocato o derubricato. Per Mata-cene, che si nutre e si propone con confusi e impossibili sogni, luminarie e canzoni cantate da “luipersonalmentedipersona”, contano le parate, le inaugurazioni e qualche messa solenne, in cui la prima fila ha una funzione autocelebrativa illustrata dalla fascia ben in vista, che spande incenso e gli inietta massicce dosi di narcisismo con aggiunta di abbondante prosopopea, malcelata però da una strumentale e umile accondiscendenza. A lui spetta- gli basta e lo soddisfa – solo prendere atto e assecondare decisioni maturate in un altrove molto discutibile.
Nel frattempo, la città affonda: strade impraticabili, traffico paralizzato, aria irrespirabile, scuole abbandonate, spazi pubblici divorati dal degrado, da cartelloni pubblicitari, dall’occupazione selvaggia di venditori e gestori di bar e pizzerie sicuri dell’assoluta impunità, dalla “munnezza”, da erbacce e da quant’altro offende il decoro della comunità e l’immagine della città. Ma lui resiste, sopravvive, blindato di fatto dal sistema che lo ha fatto eleggere per interesse e per proteggersi e che ora deve continuare a proteggerlo e a gestirlo per il sacro terrore di perdere la mangiatoia, che spera di arricchire con le prossime elezioni provinciali e regionali.
L’uomo fatto sindaco, allora, può brindare alla sua magnifica impresa, al suo (unico) sogno avverato: non avere fatto nulla, non fare nulla, col proposito di non fare nulla, ma essere riuscito a fare corpo unico con la sua poltrona e, quasi incredulo, a bearsi della carica preconfezionata su misura per lui.
Gli aversani, invece, non hanno proprio nulla per cui brindare. Anzi, soprattutto i molti che si sono orientati in un certo modo, sono costretti solo a trangugiare l’amaro calice di una scelta infelice e disastrosa che ha portato non sogni ma incubi, spot pubblicitari, personaggi improponibili, perenni e vuoti sorrisi, festicciole con esibizioni canore, secondo il risibile e professato credo che è l’apparenza che fa la differenza.
E allora gli aversani, in questo pericoloso tornante della loro vita cittadina che rischia di farli precipitare nel burrone, cos’altro potrebbero fare se non arrestarli, fermarli subito, specie se quanto rivelato da “Casertace” trovasse puntuale conferma nei fatti?