Lettera aperta

Lettera aperta a Olga Diana, specializzata in malattie dell’apparato respiratorio e assessore con delega a :  Ambiente – Igiene Urbana e relativi rapporti con ASL – Aree d Impianti Industriali – Mobilità e Smart City – Verde Pubblico, Parchi e Giardini

Egregio assessore che nel suo breve percorso politico è sinora approdata in tre porti diversi, le scrivo mosso, lo confesso, da un sentimento di ammirazione per la sua incrollabile, coriacea dedizione alla carica. In un mondo effimero e volubile come il nostro, la sua granitica resistenza alle numerose e motivate critiche che la vorrebbero altrove, magari a coltivare rose o a studiare l’antica arte del cucito e del ricamo, lei è diventata un faro di stabilità, un vero monolito di indefettibile presenza e, allo stesso tempo, un autorevole, vivente manuale di “Come non bisogna fare l’assessore”.

Si rimane colpiti dalla sua stoica sopportazione di fronte alle giustificate contrarietà che di continuo oscurano il suo vivace cammino politico-amministrativo. Mi riferisco a quelle che lei ritiene delle minuzie, come i progetti che non decollano, le promesse che svaniscono nel vento delle sue chiacchiere e dei suoi usurati slogan, lo stato comatoso del verde, il caos del traffico, l’aria irrespirabile e, per dirla con un eufemismo, una certa creatività interpretativa delle sue competenze.

È quasi da non credere come lei, con serafica tranquillità, superi indenne le critiche, le proteste generali, le interrogazioni, persino le continue richieste di sfiducia che accompagnano la sua attività di assessore. La sua capacità di trasformare ogni ricorrente suo passo falso in un’opportunità per ribadire la sua indispensabilità e per ricordare i suoi numi protettori è semplicemente… beh, unica nel suo genere!

E che dire della sua leggendaria (non) umiltà? Nonostante i risultati e la loro generale e percepita assenza, lei rimane salda al suo posto, sorda al “vile” richiamo delle dimissioni: un esempio per tutti noi comuni mortali, che spesso ci lasciamo scoraggiare dalle difficoltà e dalle incalzanti critiche.

Sappia, allora, che la sua permanenza è perfino e anche fonte di costante ispirazione. Ci insegna che, di fronte all’inadeguatezza, all’incapacità e alle più che fondate critiche e proteste, la strategia più efficace non è certo l’ammissione di eventuali limiti, bensì un’ostinata, indomita ma ingiustificata fiducia nelle proprie capacità e nelle proprie inesauribili risorse. Le quali, però, ammettiamolo, rimangono un affascinante – ma non del tutto insondabile – mistero per tutti.

La saluto cordialmente, sperando vivamente che decida di dedicarsi in maniera assorbente, per alleviarne le sofferenze, ai suoi pazienti affetti da malattie dell’apparato respiratorio e che quindi, finalmente, si dimetta e smetta così di cagionare sofferenze alla città, agli aversani, e anche a sé stessa.

Isidoro Orabona,Sr.