Povera Aversa, serva Aversa di dolore ostello…!

In città monta ogni giorno sempre di più la protesta contro Olga Diana, assessore all’igiene urbana e al verde pubblico. Lo spettacolo che Aversa offre ogni giorno è indegno, vergognoso. Città dell’arte, città accogliente, citta smart, città green, così aveva preannunciato il sorridente sindaco Mata-cene in campagna elettorale. E ora?  No : città maleodorante, città giungla, città savana, città in rovina. Nelle comunità civili si piantano alberi, mentre da noi si coltivano discariche e i cassonetti e le cosiddette isole ecologiche sono diventate monumenti alla memoria collettiva, arte puzzolente patrocinata dal Comune. I parchi pubblici sono diventati emblemi della flora autoctona e della fauna infestante e le aiuole sono ormai riserve naturali spontanee. Diana, assessore all’abbandono e alla decomposizione urbana, ha innovato creando un nuovo ecosistema urbano: nessuno pulisce, così nessuno potrà sporcare. Nessuno cura il verde, così si arricchisce la biodiversità urbana.  E dire che Olga Diana, si, proprio lei, ha addirittura anche la delega per i rapporti con la locale ASL, la quale dovrebbe tutelare l’igiene, la salute pubblica e la vivibilità. Ma questa Asl non ha niente da dire rispetto a questa situazione maleodorante e appestante da ogni punto di vista? Da parte nostra, quali uomini di fede e in buona fede, possiamo solo escludere che Diana abbia creato questo clima irrespirabile per poi opportunamente intervenire sui pazienti quale specialista in malattie respiratorie, come ama pubblicizzarsi in continuazione.

Certo è che di fronte a questa emergenza cittadina si sono ribellati perfino i colleghi  di Diana, i quali assessori, giustamente, ne avrebbero chiesto la immediata rimozione al sindaco Mata-cene. Ma questi, da bravo Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani; proprio lui che, quale responsabile dell’emergenza sanitaria e dell’igiene pubblica, dovrebbe, quantomeno, invitare gli aversani a usare i guanti, la mascherina e a indossare gli stivali per camminare per le strade cittadine.  Considerazione e consolazione finale : chi sopravvive qui, può sopravvivere ovunque.

Povera Aversa, serva Aversa di dolore ostello… eccetera, eccetera

I.O.

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