C’è una piaga che divora Aversa giorno dopo giorno: non è una calamità naturale, né una sciagura improvvisa. È l’abbandono sistematico, la trascuratezza elevata a regola amministrativa. La nostra città è oggi soffocata da una vegetazione spontanea che dilaga lungo strade, marciapiedi, monumenti, piazze. Rampica sui muri delle case, si impossessa dei pochi spazi che un tempo erano simboli di decoro urbano.
I vasi ornamentali, un tempo pensati per ospitare fiori e piante curate, sono ridotti a orti spontanei di ortiche, cicoria ed erbacce. Le aiuole cittadine, che avrebbero dovuto essere vetrine di bellezza, sono oggi pascoli degni di bestiame vagante. Una situazione che offende non solo il senso estetico, ma soprattutto la dignità dei cittadini.
Aversa non è solo invasa dalla vegetazione incolta. È anche sommersa dai rifiuti che si accumulano agli angoli delle strade, tra le aiuole, davanti ai monumenti storici. Il degrado ambientale è ormai diventato una costante quotidiana, uno scenario a cui si rischia — drammaticamente — di abituarsi.
E mentre la città affonda nell’incuria, alcuni amministratori, incapaci di governare ma straordinariamente bravi a recitare, si esibiscono in teatrali operazioni di pulizia, brandendo scope e ramazze davanti ai fotografi. Una sceneggiata pietosa, utile solo a mascherare, maldestramente, il loro clamoroso fallimento amministrativo.
A loro va un consiglio spassionato: continuino pure a dedicarsi al nobile mestiere dello spazzino — che richiede dignità e fatica autentica — e lascino finalmente il governo della città a chi conosce il significato di programmazione, manutenzione e rispetto del bene pubblico. Perché governare una città non è fare comparsate da finti operai per raccattare qualche applauso distratto: è progettare, lavorare nell’ombra, costruire il futuro, ogni giorno.
Aversa non ha bisogno di comparse in cerca di visibilità. Aversa ha bisogno di amministratori veri. E chi ha ridotto la città a un pascolo di erbacce e rifiuti, dovrebbe avere almeno il pudore di farsi da parte.
(A) Morale della favola : gli aversani hanno ora avuto piena contezza di chi hanno mandato a governarli e allo stesso tempo del danno che hanno fatto ad un settore che ha caratterizzato la nostra Campania ferax: politici? No, braccia sottratte all’agricoltura. Giusto per non dire che sono state sottratte alla raccolta R.S.U. !