Anche ad Aversa, dopo il no a De Luca per il terzo mandato, cominciano a “rompersi le giarretelle”
Dopo la sentenza della Corte costituzionale che gli ha negato la terza candidatura, Vincenzo De Luca si avvia ad uscire di scena. Insieme a lui molti dei suoi cortigiani preparano le valigie con circospezione, per concedersi il tempo di succhiare fino all’ultimo il latte dalla mammella del potere. Iniziano a defilarsi anche parecchi dei suoi opportunistici sostenitori, mentre quelli che costituiscono la spina dorsale del potere di don Vincenzo, dimostratisi abili nel servire agli elettori quelle che emblematicamente sono state definite “fritture di pesce”, si guardano attorno per riposizionarsi al meglio, indipendentemente dal colore di una nuova bandiera. Lo stesso De Luca, ferito, sanguinante e malamente azzoppato, tenterà ora di attaccarsi in qualche modo alla locomotiva del nuovo corso, per perpetuarsi e soprattutto per perpetuare familiari e figli. I quali ultimi, non trascuriamolo, anch’essi, da tempo, sono stati amorevolmente avviati e sostenuti nel mondo politico e nelle importanti cariche che attualmente ricoprono. Del resto, lo sappiamo tutti che i figli, secondo il verbo eduardiano fatto proprio dal signorotto di Salerno, “so’ piezz’ ‘e core ”. Non è poi da escludersi che De Luca prepari una propria lista, nella speranza di proporsi, con accordi anche a 360 gradi, quale presidente del nuovo consiglio regionale. O, magari, in attesa di farsi eleggere ancora una volta a sindaco di Salerno, dove mantiene un suo uomo ad occupare e tenere in caldo la poltrona di primo cittadino, preferirà fare scendere in campo a capeggiare la sua lista qualche suo fidato clone. Il quale, in virtù e in memoria di quanto ricevuto e gestito e ancora gestisce, non potrà dirgli di no. Per la verità, la maggioranza di coloro che sono stati vicinissimi a lui – a parte quelli impediti, perché coattivamente ristretti, o quelli alle prese con preoccupanti indagini giudiziarie o sotto la lente della corte dei conti, come lo è tuttora anche il loro capo- sono fermi in un plastico e tattico surplace, in attesa della evoluzione degli eventi e della direzione che prenderà il vento di una probabile vittoria.
E’, ad esempio, proprio il caso di Aversa, dove, con la cacciata in malo modo dell’assessore Olga Diana dal clan normanno Zannini-Innocenti-De Luca & company, si sono iniziate a “rompere le giarretelle” – tanto per ricorrere ad una frase del nostro iconico vernacolo – e si prevedono interessanti stravolgimenti.
Ma di questo parleremo quanto prima nella prossima puntata, dove vi daremo conto delle manovre in corso: quelle finte, quelle ipotetiche, quelle in corso e quelle vere.
Nel frattempo vi anticipiamo che circolano notizie “inquietanti” sulla prossima elezione del presidente della provincia e alcune indiscrezioni “pruriginose” che riguardano personaggi dell’amministrazione comunale. Le verificheremo e, se del caso, ve ne daremo conto.
Isidoro Orabona Sr.