Comunicato del 9 aprile della Corte Costituzionale
Ė incostituzionale la legge della Regione Campania che consente al presidente della giunta regionale uscente che ha già svolto due mandati consecutivi di candidarsi per un terzo mandato. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale.
L’articolo 1 della legge della Regione, ricostruisce la Consulta, “dopo avere previsto che non è immediatamente rieleggibile alla carica di Presidente della Giunta regionale chi, allo scadere del secondo mandato, ha già ricoperto ininterrottamente tale carica per due mandati consecutivi, ha tuttavia stabilito che, ‘(a)i fini dell’applicazione della presente disposizione, il computo dei mandati decorre da quello in corso di espletamento alla data di entrata in vigore della presente legge’.”
Ma proprio inserendo questo inciso, sottolinea la Corte Costituzionale, la Regione “ha reso inapplicabile, per la prossima tornata elettorale, il principio fondamentale del divieto del terzo mandato consecutivo” posto dallo Stato con la legge numero 165 del 2004, “così violando l’articolo 122, primo comma, della Costituzione, che attribuisce al legislatore regionale il compito di disciplinare, tra l’altro, le ipotesi di ineleggibilità del presidente della Giunta regionale nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”.
Il divieto del terzo mandato consecutivo “opera, infatti, per tutte le Regioni ordinarie – conclude la Consulta – dal momento in cui esse hanno adottato una qualsiasi legge in materia elettorale, nel contesto di una scelta statutaria a favore dell’elezione diretta del presidente della Giunta regionale”.
Vicie’, la festa e l’abbuffata sono finite: accomodati fuori.
Don Vincenzo De Luca, detto lo sceriffo e altro, è stato bloccato dalla Corte Costituzionale. Ora può anche strappare il copione che aveva preparato per la sua terza sceneggiata. Fine della corsa per lui e per tutti i portaborse, gregari, ruffiani e prosseneti della sua corte dei miracoli. I quali, tutti, ben rimpinguati , appesantiti di prebende e beneficiati da concessioni e poteri elargiti dal capo, da subito inizieranno a defilarsi in cerca del prossimo padrone e protettore.
A parte il severo giudizio politico, gestionale, morale e deontologico che il signorotto merita, basta dire che dopo anni di monologhi, di battutacce da avanspettacolo, politico e non, finalmente su di lui cala il sipario. Vicie’, le recite sono finite, il sipario cala, non si replica, il teatro chiude.
Per carità, niente applausi, ovviamente, ma neanche lanci di ortaggi o uova fradice o altro per condannare le sue comparsate costellate di minacce e improperi contro chiunque osasse contestarlo o toccargli la fascia tricolore. Non diamogli la soddisfazione, lui che da teatrante ama ricorrere alle frasi celebri, di esibirsi nella sua caduta con quella famosa pronunciata da Francesco Ferrucci contro Maramaldo, il suo suo esecutore: vile, tu uccidi un uomo morto!
E allora rivolgiamogli un semplice, corale ma fermo invito: Vicie’, la festa e l’abbuffata sono finite, accomodati fuori.
Isidoro Orabona Sr.