Orlando De Cristofaro ovvero la concezione ipercinetica e peripatetica della politica

Dopo il mio articolo sull’intervista rilasciata dall’assessore Orlando De Cristofaro a Tele Club Italia era giusto aspettarsi da lui una articolata critica alle mie affermazioni e magari anche qualche motivata precisazione in ordine alla sua posizione politica e a quella di un suo chiaro schieramento per le prossime elezioni regionali. Tutto questo non è avvenuto. Evidentemente, l’assessore non ha né argomenti da spendere né spiegazioni da offrire. E questo lo posso giustificare, perché sarebbe stato per lui indigesto ingoiare le sue innegabili e testuali dichiarazioni rese nel corso dell’intervista e veramente difficile, se non impossibile, contestare il logico e conseguente giudizio politico e di valore da me espresso.  Di fronte a queste evidenze, l’assessore, insofferente verso le sue stesse contraddizioni e le aporie della sua esistenza, ricorrendo ad un idioma cupo e claustrofobico, si è malamente esercitato nel prodursi in “addebiti” e canzonatori “apprezzamenti” nei miei confronti con un articolo che però sembra più una cartella clinica. Evidentemente l’uomo è palesemente provato e rivela un preoccupante stress psicofisico. O, a volere essere meno impensieriti per lui, bisogna ipotizzare che abbia bevuto la cicuta per riversarla a spruzzi nel suo maccheronico scritto. Ma forse, senza giustificarlo, c’è da comprenderlo perché vittima della sua minuscola logica di risentimenti e legato, in forza di un pensiero pianeggiante, ad una idea politica al servizio della sua sopravvivenza personale. In definitiva, egregio assessore, per semplificare e giusto per renderti più agevole l’interpretazione del mio intervento, ti faccio un paragone facile-facile: io non so se giochi a tennis o a padel, ma se lo fai, visto che tu stesso hai espresso la possibilità di rimbalzare da un campo all’altro con rapida leggerezza e convinta indifferenza, è innegabile che ti piace giocare solo nel ruolo della pallina, considerata, appunto, la tua confessata concezione ipercinetica e peripatetica della politica, avulsa perciò da ogni ideale. Questo è quanto. E su questo non posso che registrare il tuo eloquente silenzio e al tempo stesso anche “apprezzare” la diretta e indiretta confessione della tua “colpa”, conseguenza, forse, di una autoreferenzialità e di un ego che probabilmente tradiscono una infanzia mai terminata. E qui chiudo definitivamente ogni ulteriore interlocuzione, con la precisazione che mi sono disposto a risponderti solo perché pressato dalle forti sollecitazioni dei numerosissimi amici – ma anche di sconosciuti – che hanno avuto occasione di leggermi e di leggerti. E poi, infine, detto con mefistofelico ma compiaciuto sorriso, come avrei potuto sottrarmi anche alla “perfida” provocazione di “Aversa Selvaggia”, che, come ha scritto, sta attendendo “la continuazione della conversazione” e le reazioni delle tifoserie?