Ennesimo spettacolo deprimente di un Consiglio comunale che sarebbe stato indegno anche dell’Uganda di un tempo. E stavolta c’eravamo fisicamente, abbiamo visto e sentito. L’attacco a Emanuela De Chiara è eversivo e illegalitario. Stia attento il sindaco Matacena a non tirare troppo la corda.
AVERSA (g. g.) – Il sindaco Francesco Matacena avrebbe avuto bisogno, per tenere buona la sua maggioranza, di un segretario comunale o di una segretaria comunale docili e accondiscendenti che, come fanno tanti di quelli o di quelle che svolgono, mediamente malissimo, questo mestiere in provincia di Caserta, stessero lì ad aggiustare, in cambio di uno spazio di potere liberamente fruibile e di assortite prebende “straordinarie”, carte e documenti, in modo da facilitare il confezionamento di grandi e piccole ricotte, marchio doc dalla scuola del grande casaro mondragonese Giovanni Zannini, e unico motivo per il quale il cento per cento dei consiglieri comunali di Aversa “stanno in mezzo” lì a inciarmare.
Si è verificato un fatto imprevedibile, una sorta di contrappasso dantesco forse a riparazione dell’avvento dell’amministrazione più rozza e abbuffona che la storia di Aversa ricordi
È successo che alla carica di segretaria generale del secondo Comune più popoloso della provincia sia arrivata Emanuela De Chiara, appartenente a una famiglia integerrima, che ha respirato pane e legalità e che ha espresso, non a caso, anche uno dei migliori e più influenti magistrati della Campania, quel Marcello De Chiara, gip del tribunale di Napoli, spesso chiamato a pronunciarsi anche su indagini della Dda, relative alla provincia casertana e da circa un mese anche componente del board, del direttivo dell’Associazione nazionale magistrati, in cui è entrato grazie alle centinaia e centinaia di voti ricevuti dai colleghi di tutta Italia.
La De Chiara, che ben conosce il livello degli enti locali della nostra terra, non essendo una di prima nomina, che ben conosce, dunque sa da quanti “mariuncielli di cannuccia e di canna“, di prassi o di mentalità, di destrezza o di paranza, sono abitati i Comuni e gli enti vari sono popolati, non poteva certo aspettarsi, e non si aspettava sicuramente, di trovare una situazione molto diversa dalla media nella città dei Normanni.
Ma probabilmente riteneva di incrociare almeno qualcosa di buono in un luogo che un po’, anzi un bel po’ di storia trasudante di buona cultura ce l’ha alle spalle e che è riuscito quasi sempre a produrre una frazione, un’aliquota piccola, ma visibile, riconoscibile di persone quanto meno attente alla tutela della propria reputazione.