Negli ultimi due consigli comunali Matacena e la sua maggioranza hanno messo in scena uno squallido e deprimente spettacolo politico e umano. Le due sedute sono state segnate da accese polemiche, urla, liti, minacce, tentativi di aggressione, assenza e fuga del sindaco, abbandono dell’aula da parte dell’opposizione per protestare sulla conduzione dell’assemblea e, da ultimo – aggrappandosi alla sola forza bruta dei numeri – da una discussione di “autorità” su tematiche (in particolare, occupazione suolo pubblico) che avrebbero imposto a componenti della maggioranza e della giunta, quantomeno, di dichiarare il loro personale (diretto e/o indiretto) interesse all’approvazione dei relativi provvedimenti. Infatti, non pochi, tra i consiglieri e gli assessori, sono personalmente interessati alla gestione dei locali che sono il cuore pulsante della movida, quella regolare e quella selvaggia, la quale, appunto, tra l’altro, occupa, indebitamente e impunemente, spazi pubblici Nel contesto di tutto questo bailamme è stata fatta trapelare la notizia che De Cristofaro”, il furioso” Orlando, aveva, nientemeno, rassegnato le dimissioni da assessore. Però, è stato aggiunto, solo nelle mani del sindaco esiliatosi e non in maniera formale. Grullo chi ci ha creduto. De Cristofaro – figuriamoci!- non può mai avere nutrito né può ora nutrire il benché minimo e lontano intento di dimettersi, né nelle mani del sindaco né, tanto meno, nei modi previsti dalla legge. De Cristofaro, infatti, si propone come candidato per le prossime elezioni regionali in una qualsiasi lista – purché gli venga offerta qualche chance di essere eletto – e quindi non può continuare, per i conseguenti effetti “benefici”, che a restare inchiodato alla sua poltrona (postura, peraltro, che lo esalta e che – insieme a qualche suo supporter – economicamente lo gratifica). Elezione regionale sul cui altare, in cambio di un ritorno di consensi numerosi – così si augura, come gli è stato promesso – ha assicurato al dilettante allo sbaraglio Alfonso Oliva – malgrado le ormai proverbiali défaillances di quest’ultimo – di sostenerlo e di mantenerlo sulla assai traballante e discussa poltrona di vicesindaco e assessore. Una manovra abbastanza scoperta, dunque, quella delle voci di dimissioni farlocche, che non ha avuto, e ha, altro significato che quello di un chiaro e non disinteressato messaggio “terroristico” al metasindaco Matacena. Sconcertante, poi, è stata la decisione di non tenere in alcun conto il parere negativo della segretaria comunale (la quale sinora si è dimostrata la vera tutrice della legalità formale e sostanziale di questa amministrazione) sull’inversione dell’ordine del giorno chiesta dalla maggioranza; e condivisibile la decisione di abbandonare l’aula da parte della opposizione per protestare contro un modo piratesco e vessatorio di condurre e orientare i lavori del Consiglio. Così come meritevole di applausi è stato l’intervento del battagliero consigliere comunale Dino Carratù, che con tutta la veemenza di cui è capace ha invitato il sindaco a cacciare le non poche “mele marce” della sua squadra. Anche se, purtroppo, quel bravo consigliere comunale ha (forse per cristiana pietà) trascurato di biasimare il “contadino” che quei frutti marci ha scelto e coltiva, senza, quindi, avere forza e capacità di estirparli e di sanificare l’albero infetto. E non si può dimenticare, comunque, che l’albero buono non può dare mai frutti cattivi. Scontato il ricorrente e cantilenante sermone parrocchiale di chiusura di Matacena. Costui, dopo essere rimpatriato dal suo esilio, a fronte di evidenze imbarazzanti e vergognose, capaci di fare arrossire anche il più spregiudicato di politici spregiudicati, ha inondato con i suoi soporifici incensi la sua maggioranza, dimostratasi, come ha avuto la spudoratezza di affermare, ”coesa e compatta”. E così l’esule, con il solito sorriso questa volta però somigliante più ad una smorfia, ha calato il lacero e sbrindellato sipario su quel festival dell’ipocrisia e su quella indecorosa rassegna delle falsità dei quali egli è il momentaneo e provvisorio patron.
Isidoro Orabona Sr.