Il ricordo di un Amico

๐—œ๐—Ÿ ๐— ๐—œ๐—ข ๐—”๐— ๐—”๐—ฅ๐—–๐—ข๐—ฅ๐—— DI MARIO FRANCESE

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Anni 80 dello scorso secolo.

Tanti, tantissimi anni fa.

A cena in un allora famoso ristorante di Santa Maria Capua Vetere, ospiti del principe del Foro avvocato Lugnano e di suo figlio Pierfrancesco.

Con l’avvocato Paolo ed altri amici aversani, tra cui l’indimenticabile Carlo “Spruzzino” Paciello (ribattezzato seduta stante “Charlie Spray”) e Mariano “Parente mio” Magliulo.

Le risate “singhiozzanti” e a crepapelle sugli aneddoti divertentissimi che Trofino sciorinava sulla vita estiva in Costa Smeralda, al bar Sottovento, con protagonisti vari personaggi del jet set che si rivelavano di una cafonaggine unica e perciรฒ come tali venivano trattati.

Come l’inaspettato e innominabile ex presidente del Consiglio rivelatosi un tirchio di dimensioni colossali e “punito” di conseguenza.

Poi il racconto di Mariano che inseguiva per tutta Porto Cervo il presuntuosissimo erede della dinastia Alemagna volendo a tutti i costi offrirgli una improbabile “polacca aversana” che a suo dire era migliore dei panettoni tanto pubblicizzati dell’azienda di famiglia.

E i tentativi maldestri e super comici di alcuni buontemponi aversani che cercarono di abbordare una bellissima ragazza di colore rivelatasi poi la figlia in incognito di un noto e ferocissimo dittatore africano….tentativi che rischiarono di produrre un incidente diplomatico internazionale ed un ricovero in ospedale per l’intervento di alcune guardie del corpo della donzella.

Quella affabulante, goliardica, ilare ed indimenticabile cena a Santa Maria Capua Vetere terminรฒ con Carlo “Spruzzino”, altezza m. 1,50, che chiedeva all’avvocato Trofino, altezza quasi 1,90, di passargli “quel cappotto che per lui poteva essere una giacchetta”.

Indossato il cappotto, Carlo “Spruzzino’ si attardรฒ a chiacchierare con gli astanti dietro all’altissimo tavolo della cena e cosรฌ Paolo Trofino gli disse: “Su, Carlo, alzati, si รจ fatto tardi” al che la risposta-bomba finale fu “Avvocato, ho capito che non ve ne siete accorto ma io sto giร  all’inpiedi”.

Io non dimenticherรฒ mai.

Che la terra sia lieve a chi non c’รจ piรน.