“Mata-cene, il sindaco telefonista”

Franco Mata-cene, il Sindaco telefonista

E così ieri, ad Aversa, in consiglio comunale, è stata messa in scena un’altra puntata del dramma politico della nostra città. Il sindaco Franco Mata-cene ci ha  regalato una performance degna di un Oscar in “Chiamate disperate e minacce mai mantenute”. Mata-cene, nella seduta di ieri, seduto sulla poltrona che si è incorporato, di fronte al pericolo di un consiglio comunale che rischiava di saltare per mancanza del numero legale, ha afferrato il telefonino e ha chiamato uno ad uno i suoi consiglieri assenti : il destino del consiglio era in gioco, e lui, toltasi momentaneamente  la maschera sorridente, è stato  pronto a implorare con un fervore che sfiora la commedia. Le telefonate, come un’eco di disperazione, sono rimbalzate tra i palazzi della politica locale. “Per favore, venite a sostenere il consiglio! Non posso farcela da solo! Il numero legale… il numero legale!”, urlava il poverino. Come se l’unico vero problema fosse il numero di presenti e non le sue scelte politiche che lo hanno portato fino a questo punto di miseria politica ( quella reddituale è un’altra storia). Eppure, ogni telefonata, ogni messaggio lasciato in segreteria è rimasto nel vuoto. Come un grido di soccorso nella notte, nessuno si è fatto vivo. I suoi stessi consiglieri non rispondevano alla chiamata dell’angoscia. Neppure l’aiutante sua telefonista, la consigliera Federica Turco, è riuscita con il suo cinguettio a colmare i vuoti della maggioranza. Il sindaco, preso atto della “parata”, come al solito, per intimidire, ha ipotizzato le sue dimissioni, ma nessuno ci è cascato. Mata-cene ha sempre avuto un talento speciale per minacciare dimissioni che non ha mai avuto la pur minima intenzione di portare a termine. Un po’come il cattivo della serie TV che minaccia la sua resa, ma rimane sempre in scena per altre puntate. Chi si dimette, quando c’è tanto da non fare? Ma non è finita qui! Perché, a sorpresa, l’unico a tenere alta la bandiera della legalità numerica è stato il consigliere Gilberto Privitera, un rappresentante, dell’opposizione. Ironia della sorte: un membro che, pur non facendo, per ora, parte della maggioranza, è stato l’unico a garantire che la macchina della politica non si fermasse, pur tra le difficoltà e un certo sarcasmo di coloro che seguivano la scena da lontano. Un momento epico di “unità nazionale”? O forse sarebbe più corretto dire di “unità amministrativa”? O, addirittura, il trailer di quello che accadrà dopo le elezioni regionali? E ora la domanda che tutti si tanno ponendo: se, come sembra, l’opposizione sta per diventare maggioranza, cosa succederà? Il sindaco telefonista riuscirà a mantenere la sua apparente e sorridente calma e la sua leadership (mai considerata e comunque messa fortemente in discussione), o continuerà a ricorrere alla sua unica arma politica: il telefono? In fondo, chi ha bisogno di un consiglio comunale pieno se si ha una linea telefonica sempre a portata di mano e con una brava assistente telefonista?  Comunque, chi lo conosce bene giura che Mata-cene è pronto a tirare fuori dall’armadio e a indossare la nuova casacca che gli è stata già confezionata su disposizione diramata dal litorale domizio. E la solita promessa di dimissioni, che ormai è diventata un “deja-vu”,da binge-watching politico: “Se continuate così, me ne vado!”. Già detto, già ripetuto, già digerito, ma chi ci crede più? Mata-cene che minaccia di dimettersi è come un grillo parlante che ogni volta spera di diventare il protagonista di una favola, ma finisce sempre per essere deriso dalla realtà e schiacciato. In conclusione, il consiglio comunale di ieri , che è riuscito a tenersi in piedi grazie a un atto eroico di chi non dovrebbe neppure far parte della maggioranza, è stato l’ennesimo capitolo di una serie che sembra non avere fine. E ora resta solo una domanda: ma quando, finalmente, questa squallida e dannosa farsa finirà?